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Duomo di Michelangelo, visto dall'interno della Basilica di San Pietro

text Rossella Battista

16 Dicembre 2021

Le Sette Chiese di Roma

Un pellegrinaggio sempreverde. Tra leggende, storia e aneddoti

Pregare e camminare: sette volte sette, come i peccati capitali, le virtù, i sacramenti e i sigilli dell’Apocalisse.  Benché ben più antico il Giro delle Sette Chiese diventa a Roma una consuetudine col primo giubileo del ‘300, che lega il pellegrinaggio alla remissione dei peccati. Ma la faticosa scarpinata di una ventina di chilometri, se non legata alla penitenza diventava una gran perdita di tempo e di energie come poi suggerisce l’adagio popolare. A ridargli lustro, sarà a metà ‘500 Filippo Neri. Il santo fiorentino di nascita e romano d’adozione, passato alla storia per aver creato gli oratori giovanili e strappato alla strada orfani o abbandonati, deve aver pensato che per calmare nugoli di ragazzini scalmanati la camminata e la preghiera erano perfette.

Di sicuro non ne fece mistero papa Sisto V, una trentina d’anni dopo, quando decise di placare i bollenti spiriti carnascialeschi sostituendo i bagordi del Giovedì grasso con i più castigati obblighi penitenziali del Giro delle Sette Chiese e trovando così il modo per riorganizzare anche il sistema viario con nuovi e funzionali rettilinei. E benché la sua imposizione non ebbe successo, il rito rimase.

Così è prassi seguire il percorso ideato da san Filippo. E l’ideale è farlo in senso antiorario partendo da San Paolo Fuori le Mura.

San Paolo Fuori le Mura

L’antica basilica papale (sotto l’egida vaticana insieme a San Giovanni in Laterano e Santa Maria Maggiore) sorta sulla tomba dell’apostolo, nel 1800 fu quasi distrutta da un incendio, causato dalla sbadataggine di uno stagnino. Dell’antica chiesa, seconda per grandezza solo a San Pietro, si sono salvati solo alcuni mosaici di Pietro Cavallini,  il bellissimo Ciborio di Arnolfo di Cambio, i mosaici del transetto di Galla Placidia e quelli dell’abside. Muovendosi verso est arriviamo a San Sebastiano Fuori le Mura sulla via Appia Antica. Qui furono tenuti anche i resti di Pietro e Paolo per salvarli dalle persecuzioni. Oggi  la chiesa è famosa per il Salvator Mundi del Bernini, per le catacombe a cui si accede attraverso il Cubicolo di Giona con pitture del IV secolo e la pietra con l’impronta di Cristo della vicina chiesa del Domine quo vadis? Raggiungiamo poi  San Giovanni in Laterano camminando verso nord.

San Giovanni in Laterano

E’ la cattedrale della città, voluta da Costantino sui propri terreni. Una basilica imponente che ha subito numerosi rifacimenti e in particolare quelli barocchi affidati a Borromini, l’eterno rivale di Bernini. Conserva le teste di Pietro e Paolo e un frammento della tavola dell’ultima cena, che viene esposto a Pasqua. E fino all’unificazione d’Italia è qui che s’incoronavano i papi. Ottocentesca è invece l’abside aperta sulla piazza e sfavillante di mosaici.  

Ha una scenografica facciata settecentesca la vicina Santa Croce in Gerusalemme.

Santa Croce in Gerusalemme

Chiesa  che si vuole costruita dalla madre di Costantino, Sant’Elena, con della terra del Calvario e alcuni frammenti della croce di Cristo. Da qui, risalendo verso nord  si arriva a San Lorenzo Fuori le Mura  al Verano, il monumentale cimitero della città.

San Lorenzo Fuori le Mura

Dedicata al santo spagnolo fu costruita, come tutte le altre, da Costantino. Gravemente danneggiata dai bombardamenti del 1943, oggi conserva solo parte degli affreschi duecenteschi. Oltre al singolare aspetto voluto da Onorio III che riunì due chiese fino allora affiancate, così che una è diventata il transetto dell’altra. Dalla chiesa si accede alle catacombe di Ciriaca, dove sarebbe stato sepolto il santo. E a questo punto, non resta che arrivare a Santa Maria Maggiore attraverso Porta San Lorenzo.

Basilica di Santa Maria Maggiore

Si racconta che qui sarebbe avvenuta la prodigiosa nevicata del 5 agosto del 352. In realtà la chiesa risale al Concilio di Efeso, di un secolo successivo, quando fu ribadito che Maria è la madre di Dio. E infatti, oltre ai preziosi mosaici del V secolo con storie dell’antico e nuovo Testamento lungo la navata centrale, vanta anche le prime storie dedicate alla Vergine nei mosaici duecenteschi dell’abside di  Jacopo Torriti. Ingrandita e modificata a più riprese, conserva, protetta dalla facciata settecentesca, quella del ‘200 ricca di mosaici. E’ anche l’unica dove esiste un’altra a Cappella Sistina,  fatta da Sisto V. E, oltre alla tomba di Bernini, c’è anche il più antico Presepe in pietra di Arnolfo di Cambio.  

Come suggeriscono gli esperti, la visita a San Pietro merita una giornata a sé.

San Pietro

Qui tutto è grandioso. A cominciare dal colonnato ellittico di 240 metri per 340 che Bernini, a metà ‘600, progettò pensando a delle grandi braccia capaci di accogliere l’intera umanità. La facciata è di Maderno, ultimo della lunga serie di architetti impegnati nella costruzione della basilica che nei suoi 219 metri di lunghezza e 155 di larghezza al transetto può ospitare 60mila persone, quasi il doppio del Duomo di Milano. Croce e delizia del cattolicesimo, la sua costruzione fu anche una concausa della Riforma protestante per le continue indulgenze a cui si ricorreva per far fronte alle ingenti spese. Invece che continuare a restaurare l’antica basilica costantiniana, Giulio II agli inizi del ‘500 preferì infatti costruirne una nuova. Che fu terminata però solo dopo quasi 130 anni e l’avvicendarsi di architetti celebri, da Giuliano da Sangallo al Bramante, da Raffaello a Michelangelo,  fino a Maderno che allungherà, ancorché di poco, la pianta quasi centrale voluta da Michelangelo. Un compromesso il suo con le nuove regole tridentine che ammettevano solo chiese a croce latina.  Tra i tanti capolavori presenti, imperdibile la toccante Pietà di Michelangelo,  il  maestoso  Baldacchino di Bernini con la Cattedra di Pietro che svetta dopo 45 altari e 11 cappelle, e la statua del santo di Arnolfo di Cambio.  E se non siete ancora stanchi salite, ma volendo c’è l’ascensore, i 537 scalini della cupola di Michelangelo.

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