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cover fungo

text Francesca Lombardi photo Valentina Stefanelli

21 Dicembre 2020

Quando Roma cambiò stile

La rivoluzione architettonica della città iniziata dall’Eur negli anni ‘50

Se la Roma anni ‘50 fosse un film, sarebbe nell’immaginario di tutti Vacanze Romane: la vespa, la principessa straniera, il giovane americano...: sullo sfondo la Città Eterna imponente e stupenda. E poi La Dolce Vita, i paparazzi, Hollywood che si innamora dell’Italia. Ma in queste pagine vogliamo raccontarvi un’altra Roma, un’altra visione dei favolosi Fifties che non ruota intorno al lifestyle o alla moda,  ma all’architettura, arte minore ma che più di altre riesce a intercettare i cambiamenti in atto. Se questa Roma anni ‘50 fosse un film sarebbe allora L’Eclisse bellissimo ottavo cortometraggio di Michelangelo Antonioni. Protagonisti Monica Vitti, Alain Delon e l’incomunicabilità.

Costruito alla fine degli anni '60, il Grattacielo delle Poste è un edificio a croce greca. Si trova in EUR.

Protagonista anche l’Eur, che fa da sfondo a quasi tutto il film, di cui non vengono mostrate le imponenti costruzioni razionaliste dell’epoca fascista quanto piuttosto le zone residenziali moderne, le aree e gli edifici costruiti anche per ospitare le olimpiadi di Roma del 1960, i giardini ed il laghetto. Il nostro itinerario parte proprio da questo quartiere: i grandi spazi vuoti che ricordano il film  si ritrovano all’Eur solo la sera; di giorno  e’ un quartiere effervescente e contemporaneo. Ma le grandi costruzioni, i condomini futuristici che sperimentavano nuove soluzioni abitative, le grandi strade, conservano ancora quel fascino dal retrogusto leggermente desolato che si rintracciano nelle atmosfere del film.  Per il nostro piccolo tour, la griglia di partenza non può che essere Il Fungo, edificio simbolo di questa rivoluzione stilistica.  Chiamato così per la sua struttura in cemento armato, fu studiato alla fine degli anni ‘50 per l’annaffiamento con acque non potabili i giardini dell’Eur. L’opera fu realizzata tra il 1957 ed il 1958 poco prima dei Giochi Olimpici del 1960 ed è ancor oggi funzionale allo scopo per cui era stata progettata. La torre si trova sull’apice di una collinetta, nel mezzo a una zona residenziale elegante, non lontano dal Palazzetto dello Sport progettato da Pierluigi Nervi nel 1957. Nel 1961 il tenore Mario Del Monaco si innamorò dell’edificio e, con l’aiuto dell’architetto Mario Monardo, progettò nell’apice dell’edificio un grande ristorante di lusso, famosissimo negli anni’70.

Palazzina Salvatelli di Giò Ponti del 1939-40 è l'unico progetto di edilizia residenziale del famoso architetto a Roma

Nell’ambito dei lavori per le Olimpiadi del 1960, Marcello Piacentini fu incaricato di completare la prospettiva di via Cristoforo Colombo, l’ex via Imperiale, con un fondale scenografico che culminava nel nuovo Palazzo dello Sport.  Data la complessità strutturale, Piacentini venne affiancato da Pier Luigi Nervi: i due architetti realizzarono un edificio a pianta circolare, dove la spazialità interna è caratterizzata dalla grande cupola a sesto ribassato che copre la sala a gradoni affiancata da una galleria anulare di distribuzione. L’edificio è stato oggetto di un recente restauro  coordinato da Massimiliano Fuksas. Sempre all’Eur  ma successivi come costruzione, altri tre  edifici che definiscono lo skyline del quartiere:  Palazzo Italia del 1960, il Grattacielo delle Poste, ancora successivo, e non ultimo il Palazzo di Vetro o Grattacielo Eni costriuito tra il 1959 e il 1962,  simbolo della rinascita economica della città. 

Grattacielo delle Poste

La rivoluzione urbana di Roma che inizia dall’Eur negli anni ‘50, coinvolge però non solo le grandi strutture ma tutto il sistema abitativo e la palazzina romana diviene la cellula embroniale della città in espansione. E’ una struttura con un modello abbastanza rigido, costituito da un piano terreno sopraelevato che permette l’illuminazione dei locali seminterrati; tre piani in elevazione suddivisi in due, tre, massimo quattro alloggi; un coronamento con l’attico e un possibile ambitissimo superattico. Ogni appartamento viene suddiviso in tre parti: zona giorno, zona notte, e servizi con la camera per la servitù.  Elementi caratteristici sono la pensiline di ingresso, il corpo scala, i balconi e soprattutto la facciata,elemento autonomo per antonomasia, dove si concentrano le ambizioni stilistiche dei progettisti. Particolari e dettagli, infissi, balconi, paramenti murari, legittimavano l’alto costo dell’edificio. Tutti, ma proprio tutti i più importanti architetti e urbanisti dell’epoca si cimetano con questo tema: Luigi Piccinato,Vincenzo Monaco e Amedeo Luccichenti, Ugo Luccichenti, Gio Ponti e numerosi altri. La Palazzina Salvatelli di Gio Ponti del 1939-40, è l’unico progetto di edilizia residenziale del famoso architetto a Roma.

La Nave di Luccichenti ai Parioli

Costruita nell’elegante quartiere dei Parioli, doveva offrire una “signorilità di funzionamento” per stessa ammissione del progettista. Più prolifico di Ponti a Roma, fu Ugo Luccichenti: tra le altre sono sue la Palazzina Bornigia in piazza delle Muse accanto all’edificio firmato da Gio Ponti e soprattutto la Nave di Via Ruspoli, sempre ai Parioli una vera e propria acrobazia architettonica. Sempre nei pressi dei Parioli, in via Bruno Buozzi, si trova una delle opere romane più famose di Luigi Moretti: la palazzina detta Casa del Girasole, realizzata dall’architetto nel triennio compreso tra il 1947 e il 1950. L’edificio deve il suo nome al trattamento dei prospetti laterali, che si sfogliano in piani paralleli per tendere verso la luce proveniente da sud, proprio come farebbe un girasole e riserva grande attenzione alle aree comuni e agli interni, raffinati e luminosi.




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