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Massimo Cantini Parrini, costumista di fama internazionale. (ph. Pamela Gori)

text Virginia Mammoli

May 21, 2025

Il costume designer Massimo Cantini Parrini e l’arte di raccontare storie attraverso gli abiti

Tra cinema e sartoria, un viaggio nel mondo visionario di un maestro del costume

Creare mondi, raccontare storie, un’arte, un’epoca… Lo si fa con le parole, con i gesti, oppure, con gli abiti, come fa Massimo Cantini Parrini, costumer designer di fama internazionale, conosciuto per capolavori come Il racconto dei racconti, Pinocchio e Dogman, tutti e tre con la regia di Matteo Garrone, Cyrano di Joe Wright e, parlando delle ultime uscite, Maria, con una magnifica Angelina Jolie, e ancora Le Déluge, candidato ai David di Donatello 2025 per i migliori costumi. Oltre a serie di successo come M - Il figlio del secolo. Tra i tanti riconoscimenti, cinque David di Donatello, cinque Nastri d’Argento e un European Film Award. Due le nomination agli Oscar. Di recente ha annunciato un’importante collaborazione con il Polimoda di Firenze, dove tornerà in qualità di mentor per un master in Costume Design. Tra i suoi di mentori, il grande costumista Piero Tosi, che lo ha voluto con sé presso la storica Sartoria Tirelli, a Roma, dove vive ormai da anni.

Cominciamo dal principio, come nasce l’amore per la moda?

Fin da piccolo rimanevo affascinato dalla capacità di un indumento di narrare la storia dell’essere umano, persino un’epoca. Così, già a tredici anni, ho iniziato una collezione di abiti antichi che oggi conta più di 4.000 pezzi.

E l’innamoramento per i costumi cinematografici?

Da sempre. Il cinema, con la sua magia e la sua capacità di creare mondi, è il luogo ideale dove la moda si fonde con la narrazione.

Un attore o un’attrice che amerebbe vestire?

Mi affascinano attori o attrici che hanno una forte personalità e che, attraverso il costume, sono in grado di esprimere un’identità complessa e sfaccettata. Alcuni di questi fanno ormai parte del passato, ma, guardando al presente, penso a figure come Cate Blanchett, per la sua profondità e versatilità, o Timothée Chalamet, dotato di un’eleganza così naturale e autentica.

Pinocchio

In Maria, come ha mixato l’eleganza di due icone come la Callas e Angelina Jolie?

La sfida è stata quella di raccogliere l’essenza della Callas, la sua grandezza, la sua teatralità, e mescolarla con la delicatezza, la forza e la modernità di Angelina, creando costumi che ne esprimessero il carattere unico e contemporaneo, senza rinunciare alla raffinatezza storica. Un dialogo tra epoche che ho voluto rendere visibile e sensibile.

E in Le Déluge, come ha ricreato la celebre Maria Antonietta, qui raccontata nei suoi giorni di prigionia?

Volevo mostrare una donna non solo regina, ma anche umana, fragile, inquieta, prima della sua fine tragica. I costumi sono diventati simbolo di una femminilità aristocratica, ma anche di una rivoluzione interiore, un contrasto tra la bellezza della sua apparente opulenza e il tumulto che la stava invadendo. Ho cercato di mescolare elementi di lusso con una sensazione di disagio crescente.

Cyrano

Di recente si sono aperte le iscrizioni per un suo master di Costume Design che si terrà nel 2026 in collaborazione con un’importante istituzione italiana, il Polimoda di Firenze...

La collaborazione con Polimoda è una bellissima opportunità di confronto e crescita. Polimoda rappresenta un’eccellenza nella formazione delle nuove generazioni di talenti del settore moda nel mondo. Condividere la mia esperienza con i giovani, aiutarli a comprendere la sinergia tra creatività e artigianato, è per me fonte di enorme soddisfazione.

Cosa rappresenta per lei Roma?

Roma ha una magia che è difficile spiegare a parole ed è un luogo di straordinarie eccellenze, sia dal punto di vista artigianale che culturale. Collaboro spesso con maestri artigiani che lavorano per il cinema da anni e anni, ci sono sartorie memorabili, laboratori meravigliosi e maestranze che hanno fatto grande il cinema nel mondo

I suoi luoghi preferiti in città?

Amo perdermi nei suoi vicoli, nei giardini segreti e nei musei che raccontano la sua storia millenaria. Ma anche le piazze, come piazza Navona o Campo de’ Fiori, sono luoghi che mi affascinano, dove passato e presente si intrecciano costantemente.

E quelli dove va quando è in cerca di nuove ispirazioni?

Quando cerco ispirazione mi piace passeggiare per le zone più antiche di Roma, come il Ghetto ebraico o Trastevere. Ma anche nei mercati, dove le voci e i colori raccontano storie nascoste. E non posso non citare Villa Borghese, un rifugio di serenità dove l’arte e la natura si fondono in una bellezza senza tempo.

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